Bisse, Bisse, Bisse…Tocca solo divertisse”

E allora divertiamoci. Questo deve aver pensato chi ha partecipato alla cena organizzata
dall’associazione “Bisse” per il primo compleanno di questo gruppo di giovani di cui tanto si è
parlato negli ultimi mesi. E, chi c’era, mi dice di non essere rimasto deluso. Mi raccontano di
una folta presenza di giovani, meno giovani, giovanissimi e poi il Vescovo, la stampa locale ed
il sindaco……no, il vicesindaco…….neppure, un assessore…..nemmeno, un messo
comunale……neanche quello, proprio nessuno; ma si sa di questi tempi sono in tutt’altre faccende
affaccendati. Dunque, mi dicono, dopo un breve cappello del presidente dell’associazione
nel quale si tracciano le linee guida dell’attività prossima futura, voilà parola al Grande Riccardo.
Tanto per non smentirsi una sciabolata di qua e una di là e Spoleto è bella e divisa tra
che fa e chi parla, chi costruisce e chi litiga; pane al pane, vino al vino anzi vin santo
al vin santo (cito Guccini) e via andare senza nessun timore. Se solo ci fossi stato, mi sarebbe
piaciuto assistere a quella esternazione anzi se fossi io il Vescovo avrei detto : “Tutti quelli che
a Spoleto hanno fatto qualcosa per i giovani, facciano un passo avanti!…………..Tu Massimo e tu
Vanni dove diavolo andate???????????? “Ma con l’Happy Bingo si è creata un po’ di occupazione
giovanile…..(precaria, ma sempre occupazione) e poi c’è il Centro Giovanile, quello in Via
Cerquiglia!” “ Ma quale – avrei risposto – quello con le vetrate rotte????”. E loro di rimando:
“Ma eccellenza non sono rotte, è una provocazione….sa….i giovani…..” . “Cari Massimo e Vanni,
applicatevi di più, studiate all’estero; sarete anche intelligenti, ma non vi applicate e la buona
volontà a volte conta di più delle grandi idee. Diceva quello che stanno facendo Santo, si quello
dell’Opus Dei: “Non è necessario fare cose straordinarie, è sufficiente fare straordinariamente
bene le cose di tutti i giorni”.
In un angolo della sala intanto, mi dicono, i rappresentanti della stampa assistevano rapiti; tra
di loro si sa c’è complicità ma com’è come non è più la caraffa di vino da rossa diventava
bianca più i loro volti da bianchi diventavano rossi e poiché “in vino veritas” fine del fair-play
iniziale e via con le recriminazioni. E allora ecco uscire metaforicamente dalle borsette delle
colleghe vecchi articoli nei quali si riconoscevano, citazioni a dir loro offensive e via andando.
Alla fine mi raccontano che il match si è concluso in pareggio in nome della deontologia professionale.
Alla prossima.
Mangiafuoco

Fonte: Spoletonline

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